
Colori per daltonici: come creare grafici che tutti possono leggere
Scegliere i colori per daltonici significa progettare grafici che restino leggibili anche per chi non distingue certe tinte — in particolare le coppie rosso/verde. In pratica: evitare gli abbinamenti critici, non affidare mai un’informazione al solo colore, lavorare su luminosità e contrasto, e usare una palette pensata per essere accessibile a tutti. Non è un vezzo da specialisti: riguarda circa un uomo su dieci.
Il daltonismo interessa infatti l’8-10% degli uomini e circa l’1% delle donne. Se presenti dati a un pubblico di dieci persone, è probabile che almeno una non veda i tuoi colori come li vedi tu — e se il tuo grafico distingue “buono” da “cattivo” solo con il verde e il rosso, per quella persona il messaggio semplicemente scompare. La buona notizia è che rendere un grafico accessibile non lo peggiora per gli altri: quasi sempre lo migliora. In questa guida vediamo quali colori evitare, quali usare, una palette sicura pronta all’uso con i valori hex, e gli strumenti per verificare.
Cosa significa essere daltonici (in breve)
Il daltonismo è un difetto genetico legato al cromosoma X — ecco perché colpisce molto più gli uomini. La percezione del colore dipende da tre tipi di coni nella retina, sensibili rispettivamente alle lunghezze d’onda lunghe (rosso), medie (verde) e corte (blu). Quando uno di questi coni è alterato o assente, alcune tinte diventano indistinguibili. I casi più comuni riguardano l’asse rosso-verde (protanopia e deuteranopia); più raro è il difetto sull’asse blu-giallo (tritanopia); rarissima è l’acromatopsia, in cui si vede sostanzialmente in scala di grigi.
La conseguenza pratica per chi progetta grafici è una sola: non si può dare per scontato che chi guarda distingua i colori che distingui tu. Il modo giusto di lavorare, come si dice, è “a monte” — progettare accessibile per principio, senza aspettare che qualcuno segnali di non riuscire a leggere.
Le coppie di colori da evitare (e quelle sicure)
Alcuni abbinamenti sono critici perché cadono proprio sugli assi che i daltonici confondono. Tienili a mente come lista di controllo.
Coppie da evitare:
- rosso / verde (la più classica e la più diffusa)
- verde / marrone e verde / arancione
- blu / viola
- blu / verde
- verde / giallo
- grigio / rosa
- blu / grigio
Coppie generalmente sicure:
- blu / giallo
- blu / arancione
- viola / verde
- viola / giallo
- azzurro / rosso
- nero + un colore saturo
Le coppie sicure funzionano perché mettono in contrasto tinte lontane sull’asse blu-giallo, che quasi tutti i daltonici percepiscono, oppure perché uniscono colori con luminosità molto diverse. Blu/giallo e blu/arancione, in particolare, sono complementari e restano distinguibili anche in simulazione.
La regola d’oro: non affidarti mai al solo colore
È il principio più importante, e da solo risolve la maggior parte dei problemi: il colore non deve mai essere l’unico canale che porta un’informazione. Se un grafico distingue due serie solo per la tinta, chi non vede quella differenza è perso. La soluzione è la ridondanza — comunicare la stessa distinzione su più canali contemporaneamente:
- aggiungi etichette dirette accanto alle serie, invece di affidarti alla sola legenda colorata;
- usa forme o marcatori diversi (cerchio, triangolo, quadrato) per i punti;
- differenzia le linee con tratteggi diversi (continua, punteggiata);
- sfrutta la posizione e l’ordine per rendere leggibile un ranking anche senza colore.
Con la ridondanza, il colore diventa un rinforzo del messaggio, non la sua unica chiave. È lo stesso principio per cui un semaforo, oltre al colore, ha una posizione fissa: rosso sempre in alto, verde sempre in basso.
Quando il colore è “blindato”: lavora sulla luminosità
A volte il colore non è negoziabile: un brand impone i suoi, oppure stai usando una metafora consolidata (il rosso per il pericolo, la scala di calore rosso-blu). In questi casi la leva è la luminosità. Due colori con la stessa tinta problematica ma luminosità molto diverse restano distinguibili anche per un daltonico; due colori diversi ma con la stessa luminosità, al contrario, per un daltonico tendono a sovrapporsi in un’unica massa indistinta.
La regola pratica: quando devi mantenere certe tinte, assicurati che gli elementi da distinguere abbiano un chiaro contrasto di luminosità, non solo di colore. Un rosso e un verde della stessa intensità sono un problema; un rosso scuro e un verde chiaro molto meno.
Una palette sicura, pronta all’uso
Se vuoi una base affidabile senza dover ragionare ogni volta, esiste una palette progettata proprio per l’accessibilità cromatica, il Color Universal Design (nota anche come palette di Okabe e Ito): otto colori scelti per restare distinguibili dalla maggior parte dei daltonici. Eccoli con i valori hex, pronti da usare:
| Colore | HEX |
|---|---|
| Nero | #000000 |
| Arancione | #E69F00 |
| Azzurro cielo | #56B4E9 |
| Verde acqua | #009E73 |
| Giallo | #F0E442 |
| Blu | #0072B2 |
| Vermiglio | #D55E00 |
| Rosa-viola | #CC79A7 |
Usane pochi alla volta — nella maggior parte dei grafici bastano due colori più il grigio — e prediligi le combinazioni più distanti (per esempio blu #0072B2 e arancione #E69F00). Sono valori concreti che puoi incollare direttamente nel tuo strumento di visualizzazione.
Gli strumenti per verificare i tuoi grafici
Non serve indovinare: puoi controllare come appare un grafico a chi è daltonico con simulatori gratuiti. I più usati sono i simulatori di daltonismo come Coblis (Color Blindness Simulator) o Sim Daltonism, che riproducono la vista con i diversi tipi di daltonismo; il controllo di accessibilità integrato in strumenti come Adobe Color, che verifica se una coppia di colori è distinguibile; e risorse per palette sicure come ColorBrewer (con l’opzione “colorblind safe”) o Viz Palette. Il flusso ideale è semplice: progetti, poi passi il grafico in un simulatore e verifichi che il messaggio regga anche lì. Se sopravvive alla simulazione, sei a posto.
I tipi di daltonismo, in breve
Non tutti i daltonici vedono allo stesso modo, e capire le differenze aiuta a progettare meglio. Le forme più diffuse riguardano l’asse rosso-verde: la protanopia/protanomalia (difetto sui coni del rosso) e la deuteranopia/deuteranomalia (difetto sui coni del verde) rendono difficile distinguere rossi, verdi, marroni e arance, che tendono a virare verso tinte spente e simili tra loro. Più rara è la tritanopia/tritanomalia, sull’asse blu-giallo, che confonde blu e verdi, gialli e rosa. Rarissima è l’acromatopsia, in cui si percepisce sostanzialmente in scala di grigi.
La conseguenza pratica è che l’abbinamento rosso/verde — proprio il più usato per dire “male/bene” — è il più rischioso, perché mette in difficoltà la maggioranza dei daltonici. Progettare tenendo conto soprattutto dell’asse rosso-verde copre già gran parte dei casi.
Un esempio concreto: da rosso-verde ad accessibile
Immagina un grafico a barre che mostra la performance di dieci filiali rispetto all’obiettivo: verdi quelle sopra, rosse quelle sotto. Per te è immediato; per un daltonico protanope o deuteranope, verde e rosso hanno luminosità simili e le barre diventano un blocco quasi uniforme: l’informazione principale — chi va bene e chi va male — svanisce.
La versione accessibile risolve il problema su più fronti senza perdere efficacia. Primo: si sostituisce il verde con il blu, mantenendo il rosso (o meglio un vermiglio) per il negativo, così le due tinte restano distinguibili anche in simulazione. Secondo: si ordina il grafico dalla performance migliore alla peggiore, così la posizione racconta già la storia, indipendentemente dal colore. Terzo: si aggiunge una etichetta con lo scostamento (+8%, −5%) accanto a ciascuna barra. Il risultato comunica lo stesso messaggio a tutti — e, come capita spesso, è anche più chiaro per chi i colori li vede benissimo.
Nota che nessuno dei tre accorgimenti — cambiare tinta, ordinare, etichettare — richiede competenze particolari o strumenti speciali: sono scelte di buon senso che diventano automatiche una volta prese l’abitudine. Ed è proprio questo il punto: rendere un grafico accessibile non è un lavoro in più riservato agli specialisti dell’inclusività, ma un modo migliore di progettare che chiunque può adottare. La maggior parte dei problemi di accessibilità cromatica si risolve non con la tecnologia, ma con la disciplina di non affidarsi mai a un solo canale.
Il colore ha una funzione, non è decorazione
Il modo migliore per evitare problemi di accessibilità è usare il colore con parsimonia e con uno scopo. Nella maggior parte dei grafici bastano due colori più il grigio: si tiene neutro (grigio) tutto ciò che è contesto e si accende con il colore solo l’elemento che porta il messaggio. Quando il colore evidenzia una cosa sola, la scelta cromatica diventa quasi irrilevante ai fini dell’accessibilità, perché non stai chiedendo a nessuno di distinguere dieci tinte simili: stai solo facendo risaltare un elemento su uno sfondo neutro.
Il problema dell’accessibilità cromatica esplode quando il colore viene usato per decorare — una tinta diversa per ogni serie, scale multicolore, arcobaleni — invece che per comunicare. Meno colori usi con una funzione precisa, meno rischi di escludere qualcuno. È lo stesso principio che rende un grafico più leggibile per tutti: il colore è un attributo potente proprio perché raro, e va speso “col contagocce”.
Gli errori più comuni con il colore
Alcuni errori ricorrono e vale la pena evitarli a priori: usare solo rosso e verde per codificare bene/male; assegnare un colore diverso a ogni categoria creando un arcobaleno illeggibile; scegliere due tinte con la stessa luminosità (che per un daltonico si fondono); affidarsi alle palette di default del software senza verificarle; e usare scale di colore continue (dal rosso al verde) per rappresentare valori, che sono tra le meno accessibili. In tutti questi casi la soluzione è la stessa: ridurre i colori, dare loro una funzione, aggiungere ridondanza e verificare con un simulatore. Vale la pena farne un’abitudine: una volta interiorizzate, queste scelte non richiedono tempo in più e diventano semplicemente il modo normale di costruire un grafico.
Accessibilità cromatica: un vantaggio per tutti
Progettare per i daltonici migliora i grafici anche per chi vede benissimo, perché spinge verso scelte più pulite: contrasti netti, ridondanza dei canali, meno colori. Vale la pena estendere questa attenzione ad altri aspetti percettivi: evitare il bianco puro e il nero puro come fondo e testo (affaticano la vista: meglio un bianco sporco e un grigio molto scuro), non usare font troppo sottili o testi minuscoli, e mantenere contrasti alti. Sono accorgimenti che rendono la comunicazione dei dati più inclusiva e, allo stesso tempo, più efficace per chiunque.
Contrasto e leggibilità: le altre barriere della vista
Il daltonismo non è l’unica barriera percettiva, e le stesse attenzioni che lo affrontano aiutano anche con le altre. L’astigmatismo, molto diffuso (riguarda circa una persona su quattro), rende faticosa la lettura di linee, bordi e font troppo sottili: meglio evitare i caratteri “light”, i corsivi lunghi, i testi minuscoli e i colori pastello a basso contrasto. L’ipovisione richiede le stesse accortezze rafforzate: contrasti netti, elementi più grandi, meno affollamento — con un’attenzione in più al cambio di supporto, perché un grafico leggibile sul tuo schermo può diventare illeggibile proiettato o in una videocall.
C’è poi la fotosensibilità e l’affaticamento visivo: è utile evitare le luminosità estreme, e in particolare il bianco puro (#FFFFFF) e il nero puro (#000000), che stancano l’occhio. Un bianco leggermente “sporco” per gli sfondi e un grigio molto scuro al posto del nero rendono la lettura più riposante per tutti. Sono dettagli, ma sommati fanno la differenza tra un grafico che si legge con piacere e uno che affatica.
Colori accessibili anche nelle dashboard
Nelle dashboard il tema dell’accessibilità cromatica è ancora più delicato, perché convivono molti elementi e la tentazione di usare un colore diverso per ogni indicatore è forte. Vale la stessa disciplina dei singoli grafici, applicata su scala più ampia: definire una palette ristretta e coerente (idealmente accessibile, come il Color Universal Design), tenere neutro il contesto e riservare il colore agli scostamenti e agli allarmi, e non affidare mai lo stato “critico/ok” al solo rosso-verde ma accompagnarlo con icone o etichette. Sul come costruire una palette coerente per una dashboard abbiamo un approfondimento dedicato in palette di colori per dashboard. Una dashboard accessibile non è solo più inclusiva: è più leggibile per chiunque debba usarla ogni giorno per decidere.
Colore e significato: rispetta le convenzioni
Un ultimo aspetto lega l’accessibilità al significato. Il colore, nei grafici, porta convenzioni forti: il rosso è pericolo o valore negativo, il verde è positivo, la scala rosso-blu indica il calore. Sono metafore radicate, e violarle genera confusione anche in chi vede benissimo — figurarsi in chi ha una barriera percettiva. Il problema è che a volte queste convenzioni entrano in conflitto con l’accessibilità: la metafora semaforica rosso/verde, per esempio, è la più intuitiva ma anche la meno leggibile per i daltonici.
La soluzione non è rinunciare al significato, ma rinforzarlo su più canali. Se il rosso indica un allarme, accompagnalo con un’icona, una posizione o un’etichetta, così il messaggio “attenzione” arriva anche a chi non distingue il rosso. E quando puoi, scegli convenzioni compatibili con l’accessibilità: il blu funziona benissimo come colore “positivo” o “neutro-buono” ed è distinguibile praticamente da tutti, il che lo rende spesso una scelta migliore del verde. Progettare i colori in modo accessibile, in fondo, è anche progettarli in modo più consapevole del loro significato.
In sintesi
Scegliere i colori per daltonici non è complicato: evita le coppie critiche (soprattutto rosso/verde), non affidare mai un’informazione al solo colore ma aggiungi etichette, forme e tratteggi, lavora sulla luminosità quando le tinte sono vincolate, parti da una palette accessibile come il Color Universal Design e verifica il risultato con un simulatore. Il beneficio va oltre l’inclusività: un grafico che funziona anche per chi non distingue i colori è, quasi sempre, un grafico più chiaro per tutti. Ed è un’attenzione che costa poco — poche regole, una palette pronta, un simulatore — a fronte di un guadagno concreto: nessuno del tuo pubblico resta escluso dal messaggio dei tuoi dati.
L’uso consapevole del colore — evidenziare senza escludere — è una delle competenze centrali della Data Visualization Design Masterclass, insieme agli altri principi della percezione che rendono un grafico leggibile. Se vuoi approfondire come funziona la nostra vista quando legge un grafico, trovi le basi nella guida sulla percezione visiva applicata ai dati.
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Domande frequenti
Quali colori evitare per i daltonici nei grafici?
Le coppie più critiche sono rosso/verde (la più diffusa), verde/marrone, verde/arancione, blu/viola, blu/verde, verde/giallo, grigio/rosa e blu/grigio. Cadono sugli assi che i daltonici confondono. Meglio abbinamenti come blu/giallo, blu/arancione, viola/giallo o azzurro/rosso, più distinguibili anche per chi ha un difetto della visione dei colori.
Quante persone sono daltoniche?
Il daltonismo interessa circa l’8-10% degli uomini e circa l’1% delle donne, perché è un difetto genetico legato al cromosoma X. In pratica, in un pubblico di dieci uomini è probabile che almeno uno non distingua certe tinte: un motivo sufficiente per progettare grafici accessibili di default, non solo su richiesta.
Come rendo un grafico leggibile anche per un daltonico?
La regola d’oro è non affidare mai un’informazione al solo colore. Aggiungi ridondanza: etichette dirette accanto alle serie, forme o marcatori diversi, tratteggi differenti per le linee, e sfrutta posizione e ordine. Così, anche chi non distingue le tinte può leggere il messaggio attraverso un altro canale.
Esiste una palette di colori sicura per i daltonici?
Sì. Il Color Universal Design (palette di Okabe e Ito) è composto da otto colori scelti per restare distinguibili dalla maggior parte dei daltonici — per esempio blu (#0072B2), arancione (#E69F00), verde acqua (#009E73), giallo (#F0E442). Usane pochi alla volta e preferisci le combinazioni più distanti tra loro.
Come faccio a verificare se i miei grafici sono accessibili ai daltonici?
Con i simulatori di daltonismo, che mostrano come appare un’immagine con i vari tipi di difetto: tra i più usati Coblis e Sim Daltonism. Puoi usare anche il controllo di accessibilità di strumenti come Adobe Color, o partire da palette già sicure come ColorBrewer (opzione “colorblind safe”). Progetta, simula, verifica che il messaggio regga.
Se devo usare i colori del brand, come faccio con i daltonici?
Quando le tinte sono vincolate, lavora sulla luminosità: due elementi da distinguere devono avere un chiaro contrasto di chiaro/scuro, non solo di colore. Colori diversi ma con la stessa luminosità, per un daltonico, tendono a fondersi. Aggiungi comunque etichette e forme, così la distinzione non dipende mai solo dalla tinta.
Il rosso e il verde sono sempre da evitare?
Sono la coppia più problematica, perché cade sull’asse più comunemente confuso. Se devi usarli — per esempio con la metafora semaforica — non affidare a loro l’unica distinzione: differenzia anche con luminosità, posizione, icone o etichette. In molti casi si può sostituire il verde con il blu, ottenendo lo stesso significato positivo senza il rischio.

