
Diagramma di Sankey: cos’è, quando usarlo e come crearlo
Il diagramma di Sankey è un grafico che rappresenta i flussi tra diversi stati o categorie, dove lo spessore di ogni “banda” è proporzionale alla quantità che scorre. Serve a mostrare come qualcosa — budget, energia, utenti, quantità fisiche — si distribuisce, si trasforma o si disperde passando da un punto all’altro. È lo strumento giusto quando la domanda non è “quanto vale” ma “come si muove e dove va a finire”.
È un grafico molto d’effetto, e proprio per questo va usato con criterio: comunica benissimo i flussi, ma diventa illeggibile se lo si carica di troppi passaggi. In questa guida vediamo che cos’è, quando conviene usarlo, come si legge e come costruirlo nei principali strumenti, con gli errori da evitare e le alternative. Se vuoi capire prima quale relazione hai tra i dati e quale grafico le corrisponde, parti dalla guida ai tipi di grafici.
Che cos’è un diagramma di Sankey
Un diagramma di Sankey è composto da nodi (gli stati o le categorie: una fonte, una fase, una destinazione) e da collegamenti (le bande che uniscono i nodi e rappresentano il flusso). La caratteristica distintiva è che lo spessore di ogni banda è proporzionale alla quantità che rappresenta: un flusso grande è una banda spessa, uno piccolo una banda sottile. Così, con un solo colpo d’occhio, si vede quali percorsi contano di più e dove si concentrano o si perdono le quantità.
Il nome deriva dall’ingegnere irlandese Matthew Sankey, che alla fine dell’Ottocento usò questo tipo di diagramma per rappresentare l’efficienza energetica delle macchine a vapore, mostrando quanta energia veniva effettivamente usata e quanta dispersa. Non a caso, uno degli usi storici del Sankey resta proprio la rappresentazione dei bilanci energetici — ma il principio vale per qualsiasi flusso.
Quando usare un diagramma di Sankey
Il Sankey dà il meglio ogni volta che devi raccontare un flusso, cioè un movimento di quantità da uno stato a un altro. Alcuni casi tipici: la ripartizione di un budget dalle fonti alle destinazioni di spesa; un funnel di conversione, per vedere quanti utenti passano da una fase all’altra e dove si perdono; i bilanci energetici o di materiali, per mostrare input, trasformazioni e sprechi; i percorsi degli utenti in un sito o in un prodotto; i flussi migratori o commerciali tra aree.
Il filo comune è che ti interessa vedere non solo i valori, ma come si distribuiscono lungo un percorso: quanto di un totale prende una strada piuttosto che un’altra, dove un flusso si assottiglia, dove si disperde. È in questo che il Sankey è insuperabile, perché rende visibili proporzioni e dispersioni che una tabella o un grafico a barre faticano a comunicare. Riconoscere quando i tuoi dati sono un “flusso” e meritano un Sankey — invece di forzarli in un grafico più comune — è parte del metodo di scelta del grafico che insegniamo nella Data Shaping Masterclass.
Come si legge un diagramma di Sankey
Leggere un Sankey è intuitivo una volta chiara la logica. Si parte dai nodi a sinistra (o in alto), che rappresentano le origini, e si seguono le bande verso destra (o verso il basso), fino alle destinazioni. Lo spessore di ciascuna banda dice quanta quantità scorre in quel percorso: confrontando gli spessori si capisce subito quali flussi dominano. Nei punti in cui un nodo si dirama, si vede come una quantità si divide tra più strade; nei punti in cui più bande confluiscono, si vede come si aggregano.
Un principio importante è la conservazione: in un Sankey ben fatto, la somma di ciò che entra in un nodo è uguale alla somma di ciò che esce (a meno di una dispersione, che va mostrata esplicitamente come un flusso a sé). Questo rende il grafico non solo suggestivo ma rigoroso: le proporzioni devono tornare, e un lettore attento se ne accorge.
Come creare un diagramma di Sankey
A differenza di barre e linee, il Sankey non è nativo nella maggior parte dei fogli di calcolo, quindi serve qualche accorgimento a seconda dello strumento. In Excel e Google Sheets di norma non c’è un tipo “Sankey” predefinito: si ricorre a componenti aggiuntivi o a soluzioni esterne. In Power BI e Tableau si usano visual/estensioni dedicate (in Power BI un “custom visual” Sankey, in Tableau costruzioni ad hoc o estensioni). Esistono poi numerosi strumenti online che generano un Sankey a partire da una tabella di flussi, e le librerie di Python e R (per chi programma) che lo producono con pochi comandi.
In tutti i casi, la struttura dei dati di partenza è la stessa: una tabella di flussi con tre colonne — origine, destinazione e valore. Ogni riga descrive un flusso (“da A a B, quantità X”). Preparare bene questa tabella è il vero lavoro; una volta pronta, lo strumento disegna il diagramma. Il consiglio pratico è di partire da pochi nodi e aggiungere complessità solo se serve davvero.
Un esempio: il flusso di un budget
Prendi il budget di un’azienda. Una tabella ti dice quanto è stato speso per ogni voce, ma non racconta come le risorse si distribuiscono dalle fonti alle destinazioni. Un Sankey sì. A sinistra metti le fonti di entrata (ricavi da prodotto A, prodotto B, servizi); al centro le grandi aree di allocazione (personale, marketing, ricerca, operazioni); a destra, se serve, il dettaglio di ciascuna area. Le bande che collegano questi nodi, con lo spessore proporzionale agli importi, mostrano immediatamente dove finiscono i soldi: si vede a colpo d’occhio che, per esempio, gran parte dei ricavi confluisce nel personale, mentre il marketing riceve una fetta sottile.
Il valore aggiunto è proprio questa lettura del percorso. Con un grafico a barre vedresti gli importi delle singole voci, ma non la storia di come una risorsa si trasforma da entrata a spesa. Il Sankey rende visibile la catena completa, e con essa le proporzioni e gli squilibri — che è spesso ciò che un manager vuole capire davvero quando guarda un budget.
Il Sankey per il funnel di conversione
Uno degli usi più utili nel marketing e nel digitale è la rappresentazione dei funnel di conversione. Immagina il percorso degli utenti su un sito: visitatori totali, chi visita la pagina prodotto, chi aggiunge al carrello, chi inizia il checkout, chi completa l’acquisto. Un Sankey mostra queste fasi come nodi e i passaggi tra esse come flussi: lo spessore che si assottiglia a ogni step rende visibile dove si perdono gli utenti, e quanti.
Il vantaggio rispetto a un classico grafico a imbuto è che il Sankey può mostrare anche i percorsi alternativi e le dispersioni: gli utenti che abbandonano, quelli che tornano indietro, quelli che prendono una strada diversa. Dove un funnel lineare semplifica, il Sankey racconta la complessità reale del comportamento — utile quando le diramazioni contano. Se invece il percorso è puramente lineare e con poche fasi, il funnel resta più immediato: la scelta, di nuovo, dipende da quanto è ramificato il flusso.
Dove si usa: dai bilanci energetici ai percorsi utente
Il Sankey ha una gamma di applicazioni sorprendentemente ampia. Oltre al budget e ai funnel, è lo strumento classico per i bilanci energetici (quanta energia entra, quanta si trasforma, quanta si disperde), per i flussi di materiali in produzione e logistica, per i flussi migratori o commerciali tra paesi, per i percorsi di navigazione in un sito o un’app, e persino per rappresentare come si distribuiscono voti, budget pubblici o risorse tra categorie.
Il denominatore comune è sempre lo stesso: un fenomeno in cui delle quantità si muovono e si distribuiscono lungo un percorso, e in cui la storia interessante non è il totale ma come quel totale si ripartisce. Ogni volta che ti accorgi di voler dire “guarda dove va a finire”, il Sankey è probabilmente il grafico giusto.
Preparare i dati e progettarlo bene
La qualità di un Sankey si decide nella preparazione dei dati. Come detto, serve una tabella di flussi con tre colonne — origine, destinazione, valore — e ogni riga è un flusso. Il consiglio è di definire bene i nodi prima di tutto: decidere quali stati o categorie rappresentare, aggregando quelli minori in un “Altro” per non frammentare il diagramma. Poi verificare la coerenza dei totali: ciò che entra in un nodo deve corrispondere a ciò che esce, altrimenti il grafico mente.
Sul fronte del design valgono le regole di sempre: pochi nodi, colori usati per raggruppare o evidenziare (non per decorare), etichette chiare con i valori dove servono, e un ordine dei nodi che riduca gli incroci tra le bande. Un Sankey ordinato, in cui i flussi scorrono con pochi intrecci, si legge in un istante; uno in cui le bande si accavallano diventa un labirinto. E, come per ogni grafico, un titolo che dica cosa notare — “Il 60% del budget va al personale” — trasforma una bella immagine in un messaggio.
Errori comuni e alternative
L’errore più frequente con il Sankey è la complessità eccessiva: troppi nodi e troppi flussi trasformano il diagramma in un groviglio di bande incrociate in cui non si capisce più nulla. Se il tuo Sankey ha bisogno di essere spiegato a lungo, probabilmente ha troppi elementi: conviene aggregare le categorie minori o spezzare il grafico in più viste. Un altro errore è usarlo dove non serve un flusso: se stai semplicemente confrontando categorie o mostrando una composizione statica, un grafico a barre o una barra impilata comunicano meglio.
Le alternative dipendono dall’obiettivo. Se ti interessa solo il risultato finale della distribuzione, le barre impilate o le barre raggruppate sono più semplici e leggibili. Se il tuo è un funnel con poche fasi lineari, un grafico a imbuto (funnel chart) è più diretto. Il Sankey va scelto quando il valore aggiunto è proprio far vedere il percorso completo dei flussi, non solo i totali.
Quando il Sankey è la scelta giusta: una checklist
Prima di costruire un Sankey, conviene verificare che sia davvero lo strumento adatto. Poche domande aiutano a decidere. La prima: i miei dati descrivono un flusso, cioè quantità che si muovono da uno stato a un altro, oppure sono valori statici da confrontare? Solo nel primo caso il Sankey ha senso. La seconda: mi interessa mostrare il percorso completo — diramazioni, aggregazioni, dispersioni — o solo i totali? Il Sankey vale la pena quando conta il percorso. La terza: i nodi sono pochi abbastanza da restare leggibili, o rischio un groviglio?
Se i tuoi dati sono un flusso, il percorso è la parte interessante e i nodi sono gestibili, il Sankey è probabilmente la scelta migliore. Se invece stai solo confrontando categorie o mostrando una composizione, un grafico a barre farà un lavoro più chiaro con meno sforzo. È lo stesso ragionamento di fondo che vale per ogni grafico: si parte dalla relazione nei dati e dal messaggio, non dal fascino della visualizzazione.
I limiti percettivi e i rischi del Sankey
Il Sankey ha un potere seduttivo: è bello, dinamico, sembra “professionale”. Proprio per questo viene scelto a volte più per l’estetica che per la funzione, ed è un rischio. Il primo limite è percettivo: l’occhio confronta bene gli spessori quando le bande sono vicine e ordinate, ma fatica quando si incrociano o sono lontane, e le differenze piccole tra flussi possono sfuggire. Il secondo è la tentazione della completezza: dato che il Sankey può mostrare molti nodi e flussi, si è portati a metterceli tutti, ottenendo un groviglio. Il terzo è che, essendo poco familiare a molti pubblici, richiede una piccola spiegazione: davanti a un consiglio di amministrazione, un Sankey troppo elaborato può generare più domande che risposte.
La regola d’oro resta la sottrazione: se il diagramma non si legge in pochi secondi, ha troppi elementi. Meglio un Sankey semplice che dice una cosa chiara di uno spettacolare che non dice nulla.
Sankey statico o interattivo?
Un aspetto pratico è la differenza tra un Sankey statico (un’immagine in un report o una slide) e uno interattivo (in una dashboard). Lo statico deve essere semplice per forza: chi guarda non può esplorare, quindi tutto il messaggio deve stare nella forma e nelle etichette. L’interattivo permette invece di gestire più complessità, perché l’utente può passare il mouse sui flussi per vederne i valori, filtrare i nodi, isolare un percorso. In una dashboard, quindi, ci si può permettere un Sankey un po’ più ricco, purché offra questi strumenti di esplorazione.
La scelta del formato dipende dal contesto d’uso: un Sankey pensato per essere letto di sfuggita in una riunione va progettato in modo molto più essenziale di uno destinato a un analista che ci lavorerà sopra con calma.
Sankey e narrazione dei dati
Al di là della tecnica, il Sankey è uno strumento narrativo potente perché racconta un percorso, e i percorsi sono storie. Mostrare come un budget si trasforma in risultati, come gli utenti attraversano un funnel, come l’energia si disperde lungo una catena significa dare ai dati un movimento e una direzione che il pubblico segue naturalmente. Ma proprio perché è persuasivo, va usato con onestà: la larghezza delle bande deve essere fedele alle quantità reali, e le dispersioni vanno mostrate, non nascoste. Un Sankey ben fatto non abbellisce i dati: li rende comprensibili nel loro fluire, che è spesso il modo più efficace per far capire un fenomeno complesso.
In sintesi
Il diagramma di Sankey è lo strumento d’elezione per visualizzare i flussi: mostra come le quantità si muovono, si dividono e si disperdono tra stati diversi, con bande il cui spessore è proporzionale al valore. È potente e comunicativo quando i dati sono davvero un flusso e i nodi sono pochi; diventa illeggibile se sovraccaricato o usato al posto di un più semplice grafico a barre. Come sempre, la scelta giusta parte dalla domanda: devo mostrare un percorso o un confronto?
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Domande frequenti
Che cos’è un diagramma di Sankey?
È un grafico che rappresenta i flussi tra stati o categorie, con bande il cui spessore è proporzionale alla quantità che scorre. È composto da nodi (le origini e le destinazioni) e collegamenti (i flussi). Serve a mostrare come qualcosa — budget, energia, utenti, materiali — si distribuisce e si trasforma passando da un punto all’altro.
Quando si usa un diagramma di Sankey?
Quando devi visualizzare un flusso: la ripartizione di un budget, un funnel di conversione, un bilancio energetico o di materiali, i percorsi degli utenti, i flussi migratori o commerciali. È la scelta giusta quando ti interessa vedere non solo i valori, ma come si distribuiscono lungo un percorso e dove si concentrano o si disperdono.
Da dove viene il nome “Sankey”?
Dal nome dell’ingegnere irlandese Matthew Sankey, che alla fine dell’Ottocento usò questo tipo di diagramma per rappresentare l’efficienza energetica delle macchine a vapore, mostrando l’energia utilizzata e quella dispersa. Da allora è rimasto uno strumento tipico dei bilanci energetici, ma il principio si applica a qualsiasi tipo di flusso.
Come si crea un diagramma di Sankey in Excel?
Excel non ha un tipo “Sankey” nativo, quindi si ricorre a componenti aggiuntivi o a strumenti esterni. In ogni caso i dati vanno preparati come tabella di flussi con tre colonne — origine, destinazione e valore — dove ogni riga descrive un flusso. La stessa struttura dati vale per Power BI, Tableau, strumenti online e librerie di programmazione.
Qual è la differenza tra un diagramma di Sankey e un grafico a imbuto?
Il grafico a imbuto (funnel) mostra la riduzione progressiva lungo poche fasi lineari, in modo semplice e diretto. Il Sankey è più ricco: mostra i flussi completi, comprese le diramazioni e i percorsi alternativi, con lo spessore proporzionale alle quantità. Usa il funnel per un percorso lineare semplice, il Sankey quando i flussi si dividono e ricombinano.
Quanti nodi può avere un diagramma di Sankey?
Non c’è un limite tecnico, ma uno di leggibilità. Con pochi nodi il Sankey è chiaro e d’impatto; con troppi diventa un groviglio di bande incrociate difficile da interpretare. La regola pratica è aggregare le categorie minori, partire da una struttura semplice e aggiungere dettaglio solo se davvero necessario, eventualmente spezzando il diagramma in più viste.
Qual è l’alternativa a un diagramma di Sankey?
Dipende dall’obiettivo. Se ti interessa solo la composizione o il confronto finale, le barre impilate o raggruppate sono più semplici e leggibili. Se hai un funnel con poche fasi, il grafico a imbuto è più diretto. Il Sankey va scelto solo quando il valore aggiunto è mostrare il percorso completo dei flussi, non i soli totali.



