
Colori per daltonici: come creare grafici che tutti possono leggere
Scegliere i colori per daltonici non è un tecnicismo da designer. Si tratta piuttosto di un requisito fondamentale per chiunque voglia comunicare con i dati in modo efficace. Ignorare questa necessità significa, in pratica, costruire grafici e report illeggibili per una fetta importante del pubblico. Questo compromette la comprensione dei dati e, di conseguenza, le decisioni che ne derivano.
Perché un grafico illeggibile può costare caro alla tua azienda
Immaginiamo una scena comune. Stiamo presentando i risultati trimestrali al team. Sullo schermo, un grafico a barre apparentemente impeccabile confronta le vendite (in verde) con i costi (in rosso). Tutto sembra chiarissimo. Peccato che per una persona su dieci in quella stanza, quel grafico potrebbe essere solo una massa confusa di colori indistinguibili. In questo modo diventa impossibile capire se stiamo festeggiando un successo o analizzando un problema.
Non è un’ipotesi remota, ma una realtà quotidiana. Questa situazione genera malintesi, rallenta le decisioni e, nel peggiore dei casi, porta a scelte strategiche basate su dati interpretati male. Dunque, l’impatto di un’analisi che non arriva a destinazione può essere diretto e molto concreto.
Il vero impatto del daltonismo nel business
Il daltonismo, o più correttamente la deficienza nella visione dei colori, non è una condizione di nicchia. In Italia, ne soffrono circa 2,5 milioni di persone. Parliamo dell’8% della popolazione maschile e dello 0,5% di quella femminile. Questi numeri, confermati da fonti autorevoli come la Fondazione Paolina Brugnatelli, significano una cosa sola. La probabilità di avere un collega, un manager o un cliente con difficoltà a percepire i colori è altissima.
Quando progettiamo una dashboard o un report, la nostra responsabilità è che il messaggio arrivi forte e chiaro a tutti. Un colore sbagliato non è un errore di stile; è una barriera che esclude qualcuno e depotenzia il nostro lavoro.
Progettare visualizzazioni di dati accessibili non è un’opzione, ma una competenza fondamentale per comunicare in modo efficace e responsabile. Trascurarla significa rischiare che i tuoi insight più importanti vadano persi.
Oltre il solito rosso e verde
Il problema più noto è l’accoppiata rosso-verde, ma le difficoltà non finiscono lì. Esistono infatti diverse forme di daltonismo, come la deuteranomalia (che altera la percezione del verde) e la protanopia (che fa lo stesso con il rosso). Queste condizioni rendono problematiche anche altre combinazioni di colori apparentemente sicure.
Non basta quindi evitare una singola coppia di colori. Serve un approccio più strutturato. In questa guida, noi di Data Storytelling Academy vogliamo affrontare il problema alla radice. Forniremo strumenti pratici e strategie concrete per scegliere i colori per daltonici più efficaci, assicurando che le analisi siano sempre leggibili, inclusive e persuasive.
Il nostro obiettivo è chiaro: trasformare un potenziale ostacolo in un’occasione per migliorare la qualità e l’impatto del lavoro. Un grafico ben progettato non si limita a mostrare numeri, ma costruisce fiducia e facilita un dialogo basato sulla chiarezza.
Le combinazioni di colori da non usare mai nei tuoi grafici
Quando si progetta un grafico, la prima trappola cromatica in cui si cade è quasi sempre la stessa: la coppia rosso-verde. È l’abbinamento più noto, certo, ma pensare che il problema si esaurisca lì è un errore che può costare caro in termini di leggibilità.
La verità è che il rischio di creare visualizzazioni incomprensibili si nasconde anche in coppie di colori che sembrano perfettamente sicure. L’obiettivo è uno solo: chi guarda i dati non deve fare il minimo sforzo per decifrare il messaggio. Se due colori si fondono, l’intero significato del grafico va in fumo.
Le coppie cromatiche più pericolose
Andiamo dritti al sodo. Oltre al classico rosso-verde, ci sono altre combinazioni che quasi sempre falliscono il test di accessibilità. Questi abbinamenti si trovano lungo quelle che tecnicamente vengono chiamate “linee di confusione”, ovvero percorsi nello spettro dei colori che per chi ha determinate carenze visive diventano indistinguibili.
Ad esempio, la combinazione verde e marrone può risultare quasi identica per chi soffre di deuteranopia, trasformando una mappa di calore in una macchia piatta. Allo stesso modo, blu e viola è una coppia insidiosa per chi ha una tritanomalia, poiché due fette di una torta potrebbero sembrare parte della stessa categoria. Anche verde e blu, se non hanno un forte contrasto di luminosità, si confondono creando un effetto “slavato”. Infine, abbinamenti come grigio e rosa chiaro o rosso e nero possono diventare illeggibili o addirittura invisibili in specifiche condizioni di daltonismo come la protanopia.
Questo problema è tutt’altro che marginale nel contesto lavorativo. Si stima che il 70% delle presentazioni aziendali usi ancora la coppia rosso-verde per indicare successi e fallimenti. Incrociando questo dato con l’alta incidenza della deuteranomalia, è facile capire quante dashboard e report finiscano per essere inefficaci. Puoi approfondire le implicazioni del daltonismo su Humanitas.
Il vero problema non è il singolo colore, ma la relazione tra i colori. Una palette fallisce quando la differenza di tonalità e, soprattutto, di luminosità tra elementi adiacenti è insufficiente.
Esempi pratici di fallimento visivo
Vediamo come queste scelte sbagliate si traducono in pratica. Immaginiamo una mappa di calore che usa una sfumatura dal verde (basso) al rosso (alto) per mostrare le vendite regionali. Per una persona con deuteranopia, quella mappa apparirà come un’unica, confusa distesa di giallo-marrone. Di conseguenza sarà impossibile capire quali regioni stanno performando meglio e quali peggio.
Prendiamo un altro caso: un grafico a linee che confronta l’andamento di due prodotti, uno con una linea blu e l’altro con una viola. Se le linee si incrociano, per molti sarà impossibile seguirne il percorso, trasformando il grafico in un groviglio incomprensibile.
Il nostro consiglio è semplice e diretto: prima di finalizzare un grafico, fermati un attimo. Analizza la palette che hai scelto e chiediti se le categorie resterebbero distinguibili anche con una differenza meno netta tra i colori. Se la risposta è “forse no”, è il segnale che devi cambiare approccio.
Come costruire palette colori a prova di daltonismo
Abbandonare le combinazioni di colori problematiche non significa sacrificare l’estetica. Al contrario, è un’occasione per creare visualizzazioni più pulite, professionali e universali. Costruire una palette accessibile si fonda su un principio chiave: non fidarsi mai solo della tonalità del colore (hue). La vera mossa intelligente è giocare con altre due dimensioni: la luminosità e la saturazione. Anche se due colori appaiono simili a una persona daltonica, una netta differenza di luminosità li renderà sempre distinguibili.
Strategie pratiche per palette sicure
Per costruire una palette che funziona quasi sempre, esistono strade collaudate. La più sicura è probabilmente la palette monocromatica. Questa tecnica utilizza diverse sfumature e gradazioni di un unico colore, come varie intensità di blu. Il vantaggio è che il contrasto è garantito unicamente dalla variazione di luminosità, rendendo il grafico perfettamente leggibile persino in scala di grigi. Un’altra opzione solida è la palette analogica, che usa colori vicini sulla ruota cromatica, a patto di mantenere sempre una forte differenza di chiarezza tra loro.
Quando hai bisogno di usare colori diversi per distinguere categorie nette, esistono combinazioni vincenti. Queste coppie funzionano perché attivano tipi diversi di coni nell’occhio, riducendo drasticamente il rischio di confusione. Le combinazioni più efficaci includono blu e arancione, un classico ad alto contrasto, e blu e giallo, ottimo per evidenziare dati su sfondi scuri. Anche magenta e verde (ciano) o viola e giallo funzionano bene perché mantengono una forte distinguibilità.
Il design inclusivo non è una restrizione, ma un catalizzatore per la chiarezza. Una palette ben studiata non solo aiuta chi ha una deficienza visiva, ma rende il grafico più intuitivo e immediato per chiunque.
Per rendere questo processo ancora più semplice, ci sono strumenti online gratuiti come Adobe Color o Coolors. Questi tool permettono di testare le palette e simulare come apparirebbero a persone con diversi tipi di daltonismo. Prenderci l’abitudine eleva la qualità del nostro lavoro.
Per chi vuole andare più a fondo nelle tecniche di progettazione visiva e imparare a creare grafici e dashboard funzionali e inclusivi, la nostra Masterclass in Data Visualization Design offre un percorso strutturato con metodi e strumenti concreti.
Il concetto da portare a casa è semplice. La scelta dei colori per daltonici non limita la creatività, ma la guida verso soluzioni più intelligenti. Assicurare una netta differenza di luminosità tra i colori e testare sempre le proprie scelte sono i passaggi chiave per garantire che il messaggio arrivi forte e chiaro.
Andare oltre il colore: texture, simboli ed etichette per grafici a prova di daltonismo
Affidarsi solo al colore per comunicare dati è come costruire un discorso su una sola parola: fragile e spesso inefficace. Una visualizzazione dati che si rispetti non dovrebbe crollare se le togliamo il colore. Anzi, la prova del nove è questa: se stampata in bianco e nero, è ancora perfettamente leggibile? Se la risposta è sì, allora hai fatto un buon lavoro. Questo approccio si chiama ridondanza visiva e non è un ripiego, ma il segno di un design intelligente e inclusivo.
Il principio è molto semplice. Aggiungiamo un secondo livello di codifica visiva che rafforza il messaggio del colore. In questo modo, se un canale comunicativo viene a mancare, l’altro garantisce che l’informazione arrivi a destinazione. Questa strategia riduce il carico cognitivo per tutti, rendendo il grafico più immediato.
Usare texture e pattern per differenziare
Le texture, o pattern, sono uno degli strumenti più efficaci per distinguere aree e categorie senza dipendere dal colore. Funzionano alla grande in grafici come istogrammi, barre o torte. Immaginiamo un grafico a torta che confronta quattro quote di mercato. Invece di usare quattro colori diversi, potremmo usare un unico colore e variare la trama: una fetta piena, una a strisce diagonali, una a puntini e una a quadretti. In questo modo la distinzione tra le categorie diventa evidente a colpo d’occhio.
L’obiettivo non è eliminare il colore, ma affiancarlo con altri elementi. Un grafico che funziona bene in scala di grigi funzionerà ancora meglio a colori, perché stai offrendo al tuo pubblico più modi per interpretare correttamente i dati.
Sfruttare la potenza di simboli e icone
Quando lavoriamo con dati puntuali, come in uno scatter plot o in un grafico a linee, i simboli diventano i nostri migliori alleati. Invece di affidarti solo a linee di colori diversi, che possono facilmente accavallarsi, assegna un simbolo unico a ogni serie di dati. Per esempio, tracciando le vendite di tre prodotti, potresti usare una linea continua con cerchi pieni per il primo, una linea tratteggiata con quadrati vuoti per il secondo e una puntinata con triangoli per il terzo. Questa tecnica rende ogni serie di dati riconoscibile non solo dal colore, ma anche dalla forma del marcatore e dallo stile della linea.
L’importanza cruciale delle etichette dirette
Alla fine, la soluzione più diretta è spesso la più efficace: eliminare ogni ambiguità mettendo le etichette direttamente accanto ai dati a cui si riferiscono. Questo semplice accorgimento rende la legenda quasi superflua. Ad esempio, in un grafico a torta, scrivi il nome della categoria e la percentuale direttamente sulla fetta. In un grafico a linee, metti il nome della serie alla fine della linea stessa. Con questo piccolo trucco, trasformi un grafico da “decifrare” in una visualizzazione che si spiega da sola.
Il messaggio da portare a casa è chiaro. Integrare texture, simboli ed etichette dirette nelle visualizzazioni è un passo fondamentale per creare analisi davvero per tutti. Questa strategia non solo risolve i problemi legati ai colori per daltonici, ma migliora drasticamente la chiarezza dei tuoi dati.
Gli strumenti giusti per testare le tue visualizzazioni
Creare una visualizzazione accessibile non finisce con la scelta dei colori. C’è un passaggio che non si può saltare: la verifica. Fidarsi del proprio occhio non basta, perché la nostra percezione è, per definizione, diversa da quella di chi convive con una deficienza visiva.
Fortunatamente, oggi abbiamo a disposizione un arsenale di strumenti pratici che simulano la visione daltonica. Inserire questo controllo nella nostra routine di lavoro è un gesto di professionalità, un po’ come fare un controllo ortografico prima di inviare un documento. L’obiettivo è trasformare la verifica da “se avanza tempo” a un’abitudine consolidata.
Simulatori e funzionalità integrate: come metterli al lavoro
La buona notizia è che non devi andare lontano. La maggior parte dei software professionali, da Figma a Adobe Illustrator e Photoshop, include già funzionalità native per testare l’accessibilità. Con un paio di clic puoi applicare un filtro e vedere all’istante come apparirebbe il tuo design a una persona con deuteranopia, protanopia o tritanopia. Se lavori sul web, esistono decine di estensioni per browser, come Color Oracle o Stark, che applicano un filtro all’intera schermata, dandoti un’anteprima realistica di come gli altri vedono il tuo lavoro.
C’è un test, però, che batte tutti per semplicità ed efficacia: convertire il grafico in scala di grigi. Se le barre, le linee o le aree sono ancora perfettamente distinguibili, hai fatto centro. Significa che il contrasto di luminosità è sufficiente e la tua visualizzazione è solida come una roccia.
Come integrare i test nel tuo workflow (senza perdere tempo)
Non serve rivoluzionare il tuo modo di lavorare, ma basta inserire il controllo in due momenti strategici. Il primo test, rapido e informale, andrebbe fatto subito dopo aver scelto la palette colori per scartare al volo le combinazioni che non funzionano. Il secondo controllo, più approfondito, va fatto sulla visualizzazione completa, controllando non solo i colori ma anche la leggibilità di etichette, texture e simboli. Questo approccio metodico ti porta a costruire grafici robusti fin dall’inizio.
Per chi vuole trasformare queste buone pratiche in un metodo di lavoro solido, i nostri corsi di formazione su dati e visualizzazione offrono un percorso strutturato per padroneggiare ogni aspetto del design efficace.
L’uso di questi strumenti ti allena a pensare in modo più inclusivo. Con il tempo, l’occhio si abitua e inizierai a riconoscere a istinto le palette problematiche, scegliendo in automatico soluzioni che funzionano per tutti.
Trasforma i dati in storie che tutti possono capire
Eccoci alla fine del nostro viaggio nella scelta dei colori per un pubblico con daltonismo. Speriamo sia emerso un punto fondamentale: progettare per l’accessibilità non è affatto una limitazione. Al contrario, è un’opportunità enorme per diventare comunicatori di dati più abili, precisi ed empatici.
Applicare questi principi significa, prima di tutto, rispettare chi ci ascolta. Vuol dire assicurarsi che un insight cruciale arrivi a destinazione senza filtri o distorsioni, per tutti. Questo è il cuore pulsante del data storytelling: trasformare numeri grezzi in narrazioni chiare e memorabili, capaci di guidare le decisioni. Quando un grafico è chiaro per tutti, il suo messaggio diventa semplicemente più forte.
Diventare comunicatori di dati più efficaci
Creare visualizzazioni che siano non solo belle, ma soprattutto funzionali e inclusive, è oggi una competenza strategica. Significa fare in modo che ogni persona nel team possa leggere, interpretare e agire sulla base delle stesse identiche informazioni. Questo approccio elimina le ambiguità e, di conseguenza, accelera i processi decisionali.
La buona notizia è che non si tratta di un talento innato, ma di un metodo che si può imparare. Comprendere come il nostro cervello elabora le informazioni visive e quali leve usare per guidare l’attenzione sono i pilastri di una comunicazione dati che funziona davvero.
Progettare per l’inclusività non è un costo aggiuntivo, ma un investimento sulla chiarezza. Un grafico accessibile è, per sua natura, un grafico più chiaro per chiunque, perché ci costringe a concentrarci sull’essenziale e a eliminare ogni rumore visivo.
Il passo successivo per valorizzare le tue analisi
Se senti che queste tecniche fanno al caso tuo e vuoi imparare a costruire visualizzazioni e presentazioni che lasciano il segno, questo è solo l’inizio. I nostri corsi di formazione su dati e visualizzazione sono pensati proprio per darti metodi e strumenti concreti per trasformare i dati in storie persuasive. Un esempio è la nostra Masterclass in Data Storytelling, un percorso completo che unisce design, analisi e narrazione.
Applicare i principi di accessibilità cromatica è il primo, fondamentale passo per diventare un comunicatore di dati migliore. È un cambio di mentalità che porta a risultati tangibili: analisi più valorizzate, insight più chiari e decisioni aziendali più rapide e consapevoli.



