
Diagramma di Sankey: la guida per trasformare dati in storie
Pensiamo a un diagramma di Sankey come alla mappa di un fiume. Esso mostra un flusso principale che si divide, si dirama e a volte si ricongiunge. In questo modo visualizza non solo il percorso, ma anche quanta acqua scorre in ogni canale. La larghezza delle “strade” d’acqua, infatti, è proporzionale alla quantità che trasportano.
In altre parole, questo tipo di grafico ci fa vedere a colpo d’occhio dove finiscono le risorse, dove si concentrano i flussi e dove si disperdono.
Capire il diagramma di Sankey con un esempio pratico
Immaginiamo di dover spiegare come il budget marketing di un’azienda venga distribuito tra i vari canali. Inoltre, vogliamo mostrare come questi canali contribuiscano alle vendite. Potremmo usare una tabella, ma non mostrerebbe le connessioni. In alternativa, potremmo usare un grafico a torta, ma vedremmo solo la suddivisione iniziale e non il risultato finale.
Il diagramma di Sankey, invece, racconta tutta la storia in un’unica visualizzazione.
Questo è il suo vero superpotere: mostrare flussi e proporzioni in un colpo d’occhio. A differenza di un grafico a barre, che si limita a confrontare valori statici, il Sankey racconta una storia di movimento, trasformazione e impatto.
Le componenti essenziali di un Sankey
Per leggere un diagramma di Sankey senza perdersi, dobbiamo riconoscere i suoi due elementi chiave. Il primo sono i nodi, che rappresentano le tappe del viaggio. Essi possono essere categorie, fasi di un processo o punti di partenza e di arrivo. Nel nostro esempio, i nodi potrebbero essere “Budget Totale”, “Google Ads”, “Facebook Ads”, “Vendite Online” e “Vendite Offline”.
Il secondo elemento sono i flussi, ovvero le fasce colorate che collegano i nodi. La loro dimensione è cruciale: un flusso largo indica un contributo maggiore, mentre uno stretto un percorso meno rilevante. È proprio questa caratteristica che ci permette di capire subito dove si muovono le quantità più importanti. Questa struttura lo rende uno strumento eccezionale per il data storytelling, perché permette di seguire un percorso dall’inizio alla fine. In questo modo, è facile individuare dove si concentrano le risorse, dove si creano colli di bottiglia o dove avvengono le perdite più significative.
Un diagramma di Sankey non nasce per confronti numerici di precisione millimetrica. Il suo scopo è offrire una visione d’insieme chiara e immediata di un sistema complesso, mettendo in luce le relazioni tra le sue parti.
È proprio questa capacità di semplificare la complessità che lo rende così prezioso in azienda. Se desideri imparare le tecniche per scegliere e progettare il grafico giusto per ogni tipo di dato, il nostro corso Data Visualization Design Masterclass offre un percorso strutturato per padroneggiare questa competenza.
Takeaway pratico: Quando devi presentare un processo complesso agli stakeholder e vuoi che capiscano subito i flussi principali e le proporzioni, il diagramma di Sankey è una delle scelte più efficaci a tua disposizione.
Quando usare un diagramma di Sankey
Per capire quando il Sankey è davvero la scelta giusta, può essere utile confrontarlo con le alternative più comuni.
| Scopo della visualizzazione | Diagramma di Sankey | Altri grafici |
|---|---|---|
| Mostrare la distribuzione di un totale | Visualizza come un valore totale (es. budget, traffico) si suddivide tra diverse categorie e sottocategorie. | Grafico a torta o ad anello: Mostra solo la prima suddivisione, non i passaggi successivi. |
| Analizzare un processo multi-fase | Segue il percorso di una quantità (es. utenti, lead) attraverso più passaggi, evidenziando perdite e conversioni. | Grafico a imbuto (Funnel): Mostra le perdite tra le fasi, ma non come i flussi si ricombinano o si dividono. |
| Visualizzare le relazioni tra più categorie | Mette in luce come diverse variabili di partenza si collegano a diverse variabili di arrivo (es. da canali a prodotti venduti). | Grafico a barre raggruppate: Può confrontare le categorie, ma non mostra la connessione diretta o il flusso tra di esse. |
| Identificare le principali fonti e destinazioni | Isola immediatamente i percorsi più significativi in un sistema complesso, come le principali fonti di spesa energetica in una fabbrica. | Tabella: Elenca i numeri, ma non fornisce una visione d’insieme intuitiva delle proporzioni e delle connessioni. |
Takeaway pratico: Il diagramma di Sankey brilla quando la storia da raccontare riguarda il movimento, la trasformazione e le relazioni proporzionali all’interno di un sistema. Per confronti statici o analisi di singole metriche, altri grafici risultano più diretti ed efficaci.
Come leggere un diagramma di Sankey senza perdersi
A prima vista, un diagramma di Sankey può intimidire. Sembra un groviglio complesso, ma in realtà la sua logica è molto lineare. Basta immaginarlo come una storia che scorre da sinistra verso destra, dove ogni flusso racconta un pezzo del viaggio.
La larghezza di ogni “fiume” colorato non è casuale, poiché rappresenta la sua forza. Una fascia larga corrisponde a una quantità grande, mentre una stretta indica un valore più piccolo. Questo trucco visivo è potente perché ci permette di cogliere le proporzioni a colpo d’occhio, ancora prima di leggere un singolo numero.
Un esempio pratico: il bilancio energetico italiano
Per rendere tutto più concreto, pensiamo al bilancio energetico di un paese. Un diagramma di Sankey può partire dall’energia totale prodotta, il grande fiume a sinistra, e mostrarci come si dirama tra i vari settori che la consumano: industria, trasporti, case. Con un grafico del genere, capiamo subito quali fonti energetiche pesano di più e dove finisce tutta quell’energia.
Ad esempio, un’analisi del bilancio energetico italiano del 2017 ha usato proprio un Sankey per mostrare un dato importante. A fronte di consumi stabili (circa 160 Mtep), la quota del carbone è crollata dal 10,4% al 6,6%, mentre le rinnovabili guadagnavano terreno. Di conseguenza, il grafico racconta una transizione energetica in un solo sguardo. Puoi trovare più dettagli in questo approfondimento sul bilancio energetico italiano su qualenergia.it.
In un Sankey, il colore non è mai un semplice abbellimento. È uno strumento strategico che raggruppa le informazioni — per esempio, distinguendo le fonti rinnovabili da quelle fossili — e guida l’occhio del lettore verso i messaggi chiave.
Questa codifica cromatica aiuta a raggruppare visivamente flussi simili, rendendo l’analisi ancora più rapida e istintiva.
Attenzione ai tranelli della percezione
Quando leggiamo un Sankey, dobbiamo fare i conti con un nostro bias cognitivo: la tendenza a ignorare i flussi più sottili. L’occhio corre subito ai “fiumi” più grossi. Tuttavia, a volte sono proprio i rivoli minori a nascondere le scoperte più importanti o a segnalare un’inefficienza che sta crescendo. Per questo motivo è fondamentale guardare il grafico nella sua interezza, senza fermarsi a ciò che salta subito all’occhio.
Per estrarre valore da qualsiasi Sankey in meno di un minuto, noi usiamo un piccolo schema mentale in tre passi. Prima di tutto, partiamo dalla fonte principale, osservando il flusso più grande a sinistra che rappresenta il totale. Successivamente, seguiamo le diramazioni e le “perdite”, notando dove il flusso si divide e dove si verificano le uscite più consistenti. Infine, confrontiamo gli arrivi a destra per capire come si è distribuito il totale.
Takeaway pratico: Adottare questo metodo a tre passaggi aiuta a dare una struttura all’analisi, a non trascurare dettagli preziosi e a comunicare le scoperte in modo chiaro e convincente.
Applicazioni pratiche in diversi settori aziendali
Il diagramma di Sankey è molto più di un grafico per i flussi energetici. La sua flessibilità lo rende uno strumento di analisi e comunicazione potente in tanti contesti di business. Infatti, è utile ogni volta che c’è da visualizzare un processo con un inizio, delle trasformazioni e una fine.
Vediamo insieme qualche esempio concreto per capire fino in fondo il suo potenziale.
Analisi del customer journey nel marketing digitale
Immaginiamo di dover capire cosa fanno gli utenti su un sito web. Un diagramma di Sankey può mappare questo viaggio in modo cristallino. A sinistra possiamo partire con i canali di acquisizione, come traffico organico, social media e campagne a pagamento.
Ogni canale è un flusso e la sua larghezza ci dice subito quanti visitatori porta. Spostandoci verso destra, il grafico mostra come questo traffico si distribuisce tra le varie pagine, fino ad arrivare all’obiettivo finale: la conversione.
Il vero superpotere di un Sankey qui è la capacità di mostrare dove perdiamo le persone. I flussi che “scappano” dal percorso principale prima di arrivare in fondo sono gli utenti persi, e ci dicono esattamente dove il nostro funnel fa acqua.
La storia che questo grafico racconta è quella del comportamento reale degli utenti. Di conseguenza, ci permette di rispondere a domande cruciali come: “Quale canale porta i clienti più fedeli?” oppure “In quale fase del processo d’acquisto perdiamo più gente?”.
Visualizzazione dei flussi nell’economia circolare
Un altro ambito dove il Sankey fa la differenza è l’economia circolare. Qui, diventa uno strumento chiave per tracciare il ciclo di vita dei materiali dentro un sistema produttivo o, su scala più grande, in un’intera nazione.
Ad esempio, un Sankey può mettere a confronto il flusso dei materiali vergini che entrano in produzione con quello dei materiali riciclati. Questa immagine rende immediato il calcolo e la comunicazione del tasso di circolarità, un indicatore di sostenibilità fondamentale. Un’analisi sull’economia circolare in Italia nel 2022 ha usato proprio un Sankey per mostrare un tasso di circolarità del 18,7% sui materiali totali, evidenziando il peso del riciclo e del backfilling.
Questa visualizzazione non solo misura i risultati, ma supporta anche le decisioni strategiche per ridurre gli sprechi e recuperare più risorse.
Monitoraggio dei flussi di cassa in finanza
Infine, pensiamo alla finanza. Gestire il cash flow è vitale per qualsiasi azienda, ma tabelle e report pieni di numeri sono spesso difficili da interpretare al volo. Un diagramma di Sankey trasforma un arido rendiconto finanziario in una storia visiva. A sinistra abbiamo le fonti di entrata, come vendite e finanziamenti, che convergono in un unico flusso. Questo si divide poi a destra nelle varie categorie di spesa: costi operativi, stipendi, marketing e tasse.
La storia è immediata: vediamo subito da dove arrivano i soldi e dove vanno a finire. Questo aiuta il management a individuare le aree di spesa più pesanti e a valutare l’efficienza della gestione finanziaria, portando a decisioni più veloci e informate.
Takeaway pratico: Se devi mostrare un processo e le quantità che si muovono al suo interno, il diagramma di Sankey è una delle tue armi più efficaci. Imparare a costruirlo e leggerlo bene è una competenza chiave nel data storytelling.
Gli errori comuni da evitare per creare un Sankey efficace
Costruire un buon diagramma di Sankey è un’arte che richiede equilibrio. Un grafico ben fatto illumina i dati e racconta una storia chiara. Al contrario, uno mal progettato diventa un labirinto visivo che genera solo confusione. Conoscere le trappole più comuni è il primo passo per trasformare un grafico complesso in uno strumento di chiarezza.
Il nemico numero uno è il sovraccarico di dettagli. Quando si cerca di mostrare ogni singolo flusso, anche il più piccolo, il risultato è il temuto “spaghetti chart“. Si tratta di un groviglio illeggibile di linee sottili che si intrecciano senza un senso apparente. In questi casi, la visualizzazione tradisce il suo scopo: semplificare la complessità, non replicarla.
Semplificare per comunicare meglio
La soluzione è aggregare con intelligenza. Invece di far vedere decine di flussi minori, è molto più efficace raggrupparli in categorie logiche come “Altro” o “Spese minori”. Questo processo di decluttering non significa nascondere i dati, ma focalizzare l’attenzione del pubblico sui percorsi che contano davvero. In questo modo, il messaggio principale ne esce più forte e inequivocabile.
Un altro errore critico riguarda la fedeltà dei dati. Le proporzioni delle fasce devono corrispondere in modo rigoroso ai valori che rappresentano. Quando la larghezza dei flussi è arbitraria o imprecisa, l’intero grafico perde credibilità. L’integrità visiva è tutto: chi guarda deve potersi fidare di ciò che vede, sapendo che un flusso largo il doppio di un altro rappresenta una quantità esattamente doppia.
Un diagramma di Sankey deve essere onesto. Se la rappresentazione visiva non rispecchia fedelmente i dati, non solo si comunica un’informazione sbagliata, ma si mina la fiducia dell’audience nella nostra intera analisi.
Il ruolo strategico del colore e della leggibilità
Anche la scelta dei colori è un punto cruciale. Usare troppi colori, tonalità troppo simili o una palette senza una logica chiara crea solo rumore visivo. Il colore non è un vezzo estetico, ma uno strumento per guidare l’occhio, raggruppare flussi correlati o evidenziare categorie specifiche.
Una cattiva gestione del design può portare a interpretazioni errate. Pensiamo al diagramma sul bilancio energetico della Regione Piemonte del 2020: le perdite nei processi di trasformazione, un dato enorme pari al 30% del totale, erano fondamentali per capire l’efficienza del sistema. Se rappresentate con un colore spento o un flusso poco evidente, questo insight rischiava di passare inosservato. Questo rischio è spiegato dai bias percettivi che portano l’occhio a privilegiare i flussi più grossi. Per approfondire, puoi consultare i dettagli del bilancio energetico piemontese.
Takeaway pratico: Se il tuo diagramma di Sankey sembra un piatto di spaghetti, se i colori creano confusione o se le proporzioni sono dubbie, è il momento di fare un passo indietro e semplificare.
Come trasformare i tuoi dati in una storia che convince
Avere un diagramma di Sankey impeccabile dal punto di vista tecnico è un ottimo inizio, ma da solo non basta. Per generare un impatto reale, il grafico deve diventare il cuore di una narrazione che guida l’attenzione del pubblico e lo accompagna verso una conclusione chiara. È qui che il data storytelling fa la differenza.
Il nostro approccio trasforma qualsiasi grafico, Sankey incluso, da semplice visualizzazione a potente strumento decisionale. Come? Seguendo una struttura narrativa tanto semplice quanto efficace, costruita su tre momenti chiave: Contesto, Insight e Azione.
Una presentazione ben costruita cattura l’attenzione e rende i dati memorabili. Ogni grafico diventa il culmine di un racconto che porta le persone a una comprensione profonda, non solo a una visione superficiale dei numeri.
Dal grafico alla decisione: un esempio pratico
Immaginiamo di dover presentare un Sankey sui flussi di cassa della nostra azienda. Ecco come applicare il metodo in tre passaggi. Prima di tutto, definiamo il Contesto: partiamo dal totale delle entrate, mostrandolo come il grande flusso principale a sinistra, per dare un riferimento comune.
Successivamente, ci concentriamo sull’Insight: guidiamo lo sguardo sull’elemento più sorprendente del grafico. Potrebbe essere un’enorme e inaspettata uscita di denaro verso una specifica categoria di costi, un flusso che domina il grafico e che nessuno si aspettava così imponente.
Infine, chiudiamo con un’Azione: visto quel flusso anomalo, suggeriamo un piano concreto per analizzare e ottimizzare proprio quei costi. In questo modo, l’analisi si trasforma in una decisione strategica. Questo metodo sposta il focus dal padroneggiare i tecnicismi di un tool allo sviluppare la capacità di comunicare con i dati. È una competenza fondamentale che si costruisce con la pratica e un metodo strutturato, lo stesso che insegniamo nella nostra Data Shaping Masterclass.
Takeaway pratico: Non limitarti a mostrare i dati. Usali per raccontare una storia che dia un significato ai numeri e ispiri il cambiamento.
Domande frequenti sul diagramma di Sankey
Per chiudere questa guida, abbiamo raccolto alcune delle domande più comuni che emergono quando si lavora con i diagrammi di Sankey. L’obiettivo è sciogliere gli ultimi dubbi e fornire qualche dritta pratica per usarli al meglio.
Che differenza c’è tra un Sankey e un diagramma di flusso?
La vera differenza sta tutta nella quantità. Un normale diagramma di flusso, o flowchart, ci mostra le tappe di un processo e la direzione che prende. Un diagramma di Sankey, invece, fa la stessa cosa ma con una marcia in più: la larghezza dei suoi “nastri” rappresenta la portata di quel flusso. Una fascia più spessa significa una quantità maggiore, un’informazione visiva immediata e potente che un diagramma di flusso classico non può fornire.
Quanti flussi ha senso visualizzare in un Sankey?
Non c’è un numero magico, ma la regola d’oro è sempre: “meno è meglio”. Se il tuo grafico comincia a sembrare un piatto di spaghetti aggrovigliati, significa che hai esagerato e che è diventato illeggibile. Come linea guida, cerca di non superare i 10-15 flussi principali. Per tutti quelli più piccoli, la soluzione migliore è raggrupparli in una categoria generica come “Altro”. In questo modo mantieni il grafico pulito e focalizzi l’attenzione su ciò che conta davvero, un principio chiave che approfondiamo nella nostra Data Storytelling Masterclass.
Il Sankey è fenomenale per mostrare le perdite di un sistema. Di solito vengono rappresentate come flussi che “escono” dal percorso principale senza arrivare a un output utile, rendendo subito evidenti le inefficienze di un processo.
Si possono rappresentare i valori negativi?
Direttamente, no. Il Sankey nasce per visualizzare quantità assolute, quindi positive, e non è pensato per i valori negativi. Tuttavia, con un po’ di creatività si può aggirare il problema. Ad esempio, possiamo usare colori diversi per indicare flussi in entrata o in uscita (il cosiddetto net flow). In alternativa, in certi casi, possiamo usare flussi bidirezionali per mostrare uno scambio tra due nodi del sistema.
Padroneggiare strumenti come il Sankey non è solo una questione tecnica, ma una competenza strategica per chi deve comunicare con i dati. In Data Storytelling Academy aiutiamo professionisti e aziende a sviluppare proprio questa abilità. Se vuoi imparare a trasformare i tuoi dati in storie che guidano le decisioni, scopri i nostri corsi di data storytelling e data visualization.



