
Corso di Data Storytelling: come scegliere quello giusto (e perché non basta saper fare grafici)
Negli ultimi anni il termine data storytelling è entrato più o meno stabilmente nel lessico di chi lavora con i dati. Analisti, marketer, consulenti, manager: tutti producono grafici, dashboard e report. Ma comunicare con i dati non significa semplicemente mostrare numeri sotto forma di grafici.
È proprio qui che nasce il problema: molti corsi di data storytelling promettono di “raccontare storie con i dati”, ma poi si limitano a insegnare strumenti, template o regole estetiche generiche. Il risultato? Grafici corretti, magari anche belli, ma inefficaci dal punto di vista comunicativo.
In questo articolo cerchiamo di capire come scegliere un corso di data storytelling davvero valido, a quali requisiti guardare e perché saper fare grafici, da soli, non è affatto sufficiente.
Perché oggi tutti parlano di Data Storytelling (ma pochi lo fanno davvero)
La quantità di dati a disposizione di professionisti e aziende negli ultimi anni è cresciuta esponenzialmente, ma la capacità di trasformarli in decisioni purtroppo no. O per lo meno, non è andata di pari passo. Nella pratica quotidiana succede spesso che:
- i grafici vengano letti male o fraintesi
- i messaggi chiave si perdano tra dettagli inutili
- report e presentazioni non portino ad alcuna azione concreta
Il problema evidentemente non è il dato, ma come viene visualizzato, raccontato e spiegato.
Il data storytelling nasce proprio per colmare questo gap: non è una tecnica narrativa “soft”, ma un metodo rigoroso che unisce scelta consapevole della visualizzazione, progettazione grafica e intenzionalità comunicativa.
Perché non basta saper fare grafici
Saper usare Excel, Tableau, Power BI o qualsiasi altro tool è ormai una competenza diffusa. Ma sapere come disegnare un grafico non equivale a sapere quale grafico usare, né tantomeno come far emergere un messaggio. Un grafico può essere:
- formalmente corretto
- tecnicamente impeccabile
- visivamente ordinato
… e allo stesso tempo non comunicare nulla di rilevante! Il vero problema è che la maggior parte dei corsi parte dal come (lo strumento) e saltano il perché. Lo sappiamo perché molte aziende arrivano da noi dopo aver fatto proprio percorsi di formazione strutturati in questo modo. E ci dicono cose come: “abbiamo fatto un corso di PowerBI… ma ora ci siamo resi conto che serve a poco, perché facciamo cose complicatissime ma che non si capiscono comunque, anzi forse ora è peggio!” Un buon corso di data storytelling, invece, lavora prima sul ragionamento, poi sulla visualizzazione, e solo alla fine sugli strumenti.
Cosa dovrebbe insegnarti davvero un corso di Data Storytelling
Quando valuti un corso di data storytelling, dovresti chiederti se ti aiuta a rispondere a queste domande:
1. Sto scegliendo il grafico giusto?
Non tutti i dati vanno visualizzati allo stesso modo. Serie temporali, distribuzioni, correlazioni, ranking, parti per il tutto, ecc: ognuna richiede forme visive diverse. Un buon corso deve insegnarti a riconoscere la struttura del dato, non a usare sempre gli stessi grafici “standard”.
2. Il mio grafico comunica davvero?
Una volta scelto il grafico corretto, il lavoro non è finito. Anzi, è appena iniziato.
Entrano in gioco concetti fondamentali come:
- decluttering
- focalizzazione
- gerarchia visiva
- uso consapevole del colore
- attributi preattentivi
Senza questi elementi, anche il grafico “giusto” resta muto.
3. Sto guidando chi guarda verso un messaggio?
Il data storytelling non è neutralità assoluta: è intenzionalità. Titoli, annotazioni, contesto, testo di supporto e convenzioni visive servono a orientare l’interpretazione, non a confonderla.
Un corso efficace deve insegnarti a costruire un percorso visivo, non solo un insieme di grafici.
Data Storytelling ≠ Design estetico
Un errore comune è pensare che il data storytelling sia una forma di data visualization decorativa. In realtà, il design è uno strumento, non un fine. Un buon corso di data storytelling:
- non si limita a rendere i grafici “più belli”
- non propone template universali
- non separa forma e contenuto
Al contrario, lavora sull’equilibrio tra correttezza del dato, chiarezza visiva e memorizzazione del messaggio.
L’importanza di tabelle e accessibilità (spesso ignorate)
Molti corsi trascurano due aspetti che mai come oggi sono fondamentali della comunicazione dei dati:
Tabelle
Le tabelle sono spesso considerate una soluzione “di ripiego”. In realtà, se progettate correttamente, sono strumenti potentissimi per la precisione informativa. Un buon corso dovrebbe insegnarti quando usare una tabella e come renderla leggibile, non solo come evitarla. Perché sì, si può fare dell’ottimo storytelling anche con le tabelle!
Accessibilità
Un grafico che non può essere letto da tutti è un grafico che fallisce. E “tutti” significa proprio TUTTI. Inclusi miopi, daltonici, dislessici, persone con deficit di attenzione e via dicendo. Barriere percettive e cognitive sono ancora largamente ignorate, nonostante abbiano un impatto reale sulla comprensione dei dati.
Un corso serio include anche questi aspetti, perché comunicare bene significa comunicare a più persone possibile.
A chi serve davvero un corso di Data Storytelling
Il data storytelling non è una competenza riservata agli analisti. Serve a chiunque debba:
- presentare dati a stakeholder
- costruire report decisionali
- supportare strategie di marketing
- rendere comprensibili informazioni complesse
Direttori marketing, consulenti, responsabili di progetto, contabili, dipendenti pubblici, UX writer, content designer: tutti lavorano con dati, anche quando non se ne rendono conto.
Come capire se un corso è quello giusto per te
In sintesi, un buon corso di data storytelling dovrebbe:
- partire dal ragionamento sui dati, non dagli strumenti
- insegnarti a scegliere la visualizzazione corretta
- lavorare sul design come mezzo di comunicazione, non come estetica
- includere esercizi pratici e casi reali
- trattare anche tabelle e accessibilità
Se un corso promette scorciatoie o risultati “rapidi”, probabilmente non ti darà un metodo solido.
Saper fare grafici è una competenza tecnica.
Saper comunicare con i dati è una competenza strategica.
Un vero corso di data storytelling non ti insegna solo a visualizzare dati, ma a guidare chi guarda verso una decisione consapevole. Ed è questa la differenza che conta davvero nel lavoro quotidiano.



